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lunedì 27 aprile 2020

PERCHÈ NON RIPENSARE ALL'USO DEL SATELLITARE?

Penso che l'Italia possa e riesca a fare a meno di tante impalcature ormai obsolete legate al sistema delle telecomunicazioni. Basta guardarsi attorno per scoprire che siamo pieni di fili di rame, cabine, trasmettitori. Non solo essi sono ormai frutto del passato ma possiamo dire che per la maggior parte risultano anche dannosi. Ogni tot di anni ci viene chiesto di cambiare televisore, decoder, telefoni e smartphone. Gli interessi che ci sono dietro queste inutili impalcature sono enormi e si fa sempre più strada un'altra tecnologia di cui nessuno soprattutto ora sente l'esigenza ma che servirà ancora una volta a far decollare interessi milionari: il 5G. Eppure basterebbe sfruttare una tecnologia ben meno invasiva e molto più soddisfacente come quella satellitare sia per le tv che per le linee telefoniche ed internet (cosa ai più poco nota ma già pienamente esistente): in tal modo tanti sarebbero i vantaggi per noi e pochi se non nulli i danni per quanti usufruirebbero di tali servizi. Perchè non pensarci seriamente?

Giovanni Iacono

sabato 18 aprile 2020

𝐑𝐈𝐏𝐀𝐑𝐓𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐃𝐀 𝐍𝐎𝐈!

“𝑁𝑜𝑛 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑝𝑢𝑜 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑣𝑜𝑖, 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑡𝑒 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑣𝑜𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒” 
 Ho seguito con attenzione oggi il discorso del Presidente De Luca. Soprattutto la parte dell'intervento in cui De Luca ha dichiarato il Mes come unica ancora di salvezza in questa difficile crisi. Un Mes a suo dire con pochissimi interessi e una restituzione molto lunga nel tempo. Peccato che non sia questa la realtà. Ma ancor più sono rimasto alquanto perplesso su un argomento che sto cercando di trattare da giorni e giorni: l'istituzione dei titoli di stato italiani, la circolazione della ricchezza nel nostro Stato senza dover elemosinare per forza qualcosa dagli stati europei che tendono a stringere ancora di più il cappio che ci stringe il collo soprattutto in questa determinata fase storica. Come già ribadivo oggi l'Italia ha al proprio interno enormi ricchezze in tutti i settori, dall'arte alla moda, ai beni culturali, dal turismo alle industrie, dalle università alla medicina. Voglio ancora sostenere con forza un'idea che puo sembrare utopica sulle prime ma che ritengo sia l'unica percorribile: no al ricorso allo strozzinaggio degli stati europei, si alla circolazione della ricchezza interna anche con emissione di titoli di stato e di una criptomoneta parallela a quella tuttora vigente in europa. «La società italiana deve scegliere – scriveva il futuro presidente Carlo Azeglio Ciampi - : ristabilire il dominio della ragione nel processo di riequilibrio dell’economia facendosi artefici del proprio risanamento, o continuare a subire i costi crescenti di un aggiustamento operato nei fatti attraverso redistribuzioni inique di ricchezze e sprechi di risorse. Non si danno vie intermedie. Occorrono atti di volontà». Questa la polaroid scattata il 31 maggio 1983, sulla situazione italiana. Non poteva essere più attuale!

 𝑮𝒊𝒐𝒗𝒂𝒏𝒏𝒊 𝑰𝒂𝒄𝒐𝒏𝒐

𝐑𝐈𝐏𝐀𝐑𝐓𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐃𝐀 𝐍𝐎𝐈!

“𝑁𝑜𝑛 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑝𝑢ò 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑣𝑜𝑖, 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑡𝑒 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑣𝑜𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒”

venerdì 10 aprile 2020

Nel 1941, quando il conflitto mondiale sembra ancora destinato ad essere vinto dalle forze dell’Asse, tre illuminate menti del panorama intellettuale italiano stendono quello che verrà ricordato come il Manifesto di Ventotene. La gestazione di quest’opera, da parte di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, al confino sull’isola di Ventotene durò all’incirca sei mesi. Il Manifesto di Ventotene, steso nel 1941 da Spinelli e Rossi insieme con Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, è un fondamentale documento che traccia le linee guida di quella che sarà la carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. I tre intellettuali previdero la caduta dei poteri totalitari e auspicarono che, dopo le esperienze traumatiche della prima metà del Novecento, i popoli sarebbero riusciti a sfuggire alle subdole manovre delle élites conservatrici. Per contrastare queste forze si sarebbe dovuta fondare una forza sovranazionale europea, in cui le ricchezze avrebbero dovuto essere redistribuite e il governo si sarebbe deciso sulla base di elezioni a suffragio universale. L’ordinamento di questa forza avrebbe dovuto basarsi su una “terza via” economico-politica, che avrebbe evitato gli errori di capitalismo e comunismo, e che avrebbe permesso all’ordinamento democratico e all’autodeterminazione dei popoli di assumere un valore concreto. Ebbene oggi, nel 2020, a ben 79 anni da quel documento sembra proprio che l'Europa sia lontana anni luce dalle ispirate linee guida tracciate da Spinelli e Rossi. L'Europa non è più il luogo dove le ricchezze sono ugualmente distribuite e dove ci si sostiene l'un l'altro ma spazio di potere per pochi a discapito di molti. L'Italia anche e soprattutto economicamente vive e si appresta a vivere una delle sue fasi più drammatiche mentre coloro che in Europa detengono il potere come Germania e Francia sembrano essere sordi al nostro grido di aiuto e non fanno altro che stringere ulteriormente la corda che già è legata attorno al nostro collo. L'Italia non può più sottostare a tali ricatti e a tali opere di strozzinaggio politico. Non sono uno dei favorevoli all'uscita dell'Italia dall'Euro (la lira a questo punto non avrebbe alcun potere d'acquisto e l'America, spettatrice interessata di questa vicenda non vede l'ora che l'euro possa crollare per imporsi ancora di più con il dollaro che è una moneta molto forte) ma i nostri governanti devono imporre una chiara visione di quelli che sono i nostri diritti e farli valere. Saranno altri a doversene a quel punto andar via e non noi. La soluzione dal mio punto di vista è quella di un azzeramento del debito da parte di tutti gli stati membri per poi ripartire da zero: deve essere calcolato e sommato il debito dei singoli stati e diviso tra gli stati membri in parti uguali. Ogni stato a quel punto si dovrà preoccupare di azzerare la propria quota e in tal modo tutti potranno ripartire da zero. Ora l'Europa vive una sicura fase di diseguaglianza: l'esatto opposto della motivazione per la quale essa è nata. L'Italia ha il dovere di non lasciarsi imporre nessun altro giogo sulle spalle: ne va del nostro futuro e di quello delle future generazioni. GIOVANNI IACONO

Penso che non sia il caso di sottometterci all' elemosina di nazioni senza storia.

L'ITALIA HA LA FORZA DI RISOLLEVARSI DA SOLA, SENZA ELEMOSINARE NULLA Il deposito dei risparmi degli italiani è di 4000 miliardi: se adesso ad esempio ne servono 2000 due potrebbero essere le idee possibili e plausibili: chiederli agli italiani pagando gli interessi e lasciando la ricchezza all'interno dell'indotto nazionale, oppure si può procedere chiedendo i 20 miliardi alle banche vaticane e restituire tutto con i dovuti interessi, sempre senza uscire dall' indotto italiano, visto che siamo la nazione più ricca al mondo. Penso che non sia il caso di sottometterci all' elemosina di nazioni senza storia. Altra idea forse al momento ancora "utopica" ma per nulla irreale è quella della criptomoneta, la creazione cioè di una moneta interna da affiancare a quella ufficiale per evitare la dispersione della ricchezza che in tal modo può restare nei confini nazionali. Ad esempio il progetto ITL “Italian Lira” nel panorama delle monete digitali, tramite l’utilizzo della Blockchain di Ethereum è un idea italoamericana che raccoglie ideatori da Paesi differenti e che ha l’obiettivo di creare un sistema di pagamento indipendente dai governi: una nuova lira virtuale e svincolata dai confini nazionali.La criptovaluta dal sapore nostalgico può essere utilizzata per qualsiasi transazione ed è anche indipendente dall’inflazione e dai suoi cambiamenti, perché l’emissione dei token sul mercato è prevista fino ad un massimo di 100 miliardi di unità, entro il 2032.