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venerdì 10 aprile 2020

Nel 1941, quando il conflitto mondiale sembra ancora destinato ad essere vinto dalle forze dell’Asse, tre illuminate menti del panorama intellettuale italiano stendono quello che verrà ricordato come il Manifesto di Ventotene. La gestazione di quest’opera, da parte di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, al confino sull’isola di Ventotene durò all’incirca sei mesi. Il Manifesto di Ventotene, steso nel 1941 da Spinelli e Rossi insieme con Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, è un fondamentale documento che traccia le linee guida di quella che sarà la carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. I tre intellettuali previdero la caduta dei poteri totalitari e auspicarono che, dopo le esperienze traumatiche della prima metà del Novecento, i popoli sarebbero riusciti a sfuggire alle subdole manovre delle élites conservatrici. Per contrastare queste forze si sarebbe dovuta fondare una forza sovranazionale europea, in cui le ricchezze avrebbero dovuto essere redistribuite e il governo si sarebbe deciso sulla base di elezioni a suffragio universale. L’ordinamento di questa forza avrebbe dovuto basarsi su una “terza via” economico-politica, che avrebbe evitato gli errori di capitalismo e comunismo, e che avrebbe permesso all’ordinamento democratico e all’autodeterminazione dei popoli di assumere un valore concreto. Ebbene oggi, nel 2020, a ben 79 anni da quel documento sembra proprio che l'Europa sia lontana anni luce dalle ispirate linee guida tracciate da Spinelli e Rossi. L'Europa non è più il luogo dove le ricchezze sono ugualmente distribuite e dove ci si sostiene l'un l'altro ma spazio di potere per pochi a discapito di molti. L'Italia anche e soprattutto economicamente vive e si appresta a vivere una delle sue fasi più drammatiche mentre coloro che in Europa detengono il potere come Germania e Francia sembrano essere sordi al nostro grido di aiuto e non fanno altro che stringere ulteriormente la corda che già è legata attorno al nostro collo. L'Italia non può più sottostare a tali ricatti e a tali opere di strozzinaggio politico. Non sono uno dei favorevoli all'uscita dell'Italia dall'Euro (la lira a questo punto non avrebbe alcun potere d'acquisto e l'America, spettatrice interessata di questa vicenda non vede l'ora che l'euro possa crollare per imporsi ancora di più con il dollaro che è una moneta molto forte) ma i nostri governanti devono imporre una chiara visione di quelli che sono i nostri diritti e farli valere. Saranno altri a doversene a quel punto andar via e non noi. La soluzione dal mio punto di vista è quella di un azzeramento del debito da parte di tutti gli stati membri per poi ripartire da zero: deve essere calcolato e sommato il debito dei singoli stati e diviso tra gli stati membri in parti uguali. Ogni stato a quel punto si dovrà preoccupare di azzerare la propria quota e in tal modo tutti potranno ripartire da zero. Ora l'Europa vive una sicura fase di diseguaglianza: l'esatto opposto della motivazione per la quale essa è nata. L'Italia ha il dovere di non lasciarsi imporre nessun altro giogo sulle spalle: ne va del nostro futuro e di quello delle future generazioni. GIOVANNI IACONO

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